giovedì 20 ottobre 2011

Le cause della disillusione

Ricevo e pubblico con piacere questa lettera ricevuta a firma "Il nibbio bianco". Condivido pressappoco tutta l'analisi, sebbene non mi consola più di tanto conoscere le cause della disillusione. Preferirei sapere in che modo questo paese potrà realmente dare una svolta al suo futuro ed a comportarsi veramente come un'unica entità con interessi comuni a tutti i cittadini. E' un'utopia? L'unica certezza che ho è che la politica, per come viene intesa oggi, con tutti i giochetti , le contrattazioni ed i sotterfugi a cui ci ha abituato, non potrà assolutamente aiutarci. Forse è proprio questa la più grande delusione che ci ha dato il sindaco: ci aveva detto che non sarebbe sceso a compromessi con il politico di turno che gli avesse fatto pressioni, ed invece, a poche settimane dalla sua elezione, era andato al congresso nazionale dei sindaci del PDL, quasi a manifestare pubblicamente la sua appartenenza politica a quel partito, cosa che durante la campagna elettorale si era ben guardato dal fare, ostentando con orgoglio la sua indipendenza da qualsiasi partito! La politica nel nostro paese ha finora fallito! Questa è una certezza innegabile!
Ringrazio il nibbio bianco per aver riposto al mio post.

Le cause della disillusione…
Molteplici le cause di questa disillusione, caro Sebastiano. Ma la disillusione politico-amministrativa troppo facilmente, sotto la spinta di un fatalismo arrabbiato ed al soffio della tentazione qualunquistica, può scivolare nella mancanza di un equilibrato, lucido, sereno e razionale realismo. Voglio provare ad enunciare le cause della disillusione, per focalizzarle meglio, visualizzandole nelle loro dimensioni e nei loro profili, così da consentire una riflessione che approdi presso coste più amene ed ospitali dell'amara e deprimente apatia.
1) Innanzitutto è necessario considerare che come castellammaresi, rispetto agli abitanti di altri comuni limitrofi, siamo quasi privi di spirito di corpo e di senso di appartenenza, che non costituiamo una comunità, poiché mancano, o sono troppo carenti ed esigue, delle piccole realtà comunitarie (troppi le divisioni,le invidie e gli individualismi, troppe lunghe le lingue e troppo corte le mani) e per troppo tempo sono mancati anche dei "padri comuni". E seppure siamo portatori di un corredo genetico molto variegato (e quindi ricco) e di indubbia qualità (vedi i misconosciuti grandi castellammaresi del passato), abbiamo stagnato per troppo tempo, anche a motivo di molti errori umani e politici remoti e recenti. 2) Nel giugno 2008, a causa dello sciagurato commissariamento partivamo da una posizione di notevole svantaggio (per usare un eufemismo), che ha costretto ricostruire quasi l'intera macchina burocratica del Comune e ad amministrare con casse quasi vuote in un una stagione di riduzione di trasferimenti agli enti locali. 3) Viviamo da anni l'assenza di partiti politici veri e propri (per ragioni storico-culturali-sociali e che non è possibile esporre in breve), nei quali formare e selezionare il ceto politico ed elaborare proposte programmatiche più ricche, precise ed articolate. Per questa ragione troppi (soltanto per larghe parentele o come rappresentanti di parenti o di amici) sono stati improvvisamente ed inspiegabilmente catapultati in consiglio comunale ed in giunta senza esperienza, preparazione (e, forse, anche senza essere veramente "vocati" a svolgere quel ruolo), in assenza di un ambiente solido e stabile (un partito) che li guidasse e li disciplinasse. 4) Il sindaco, pur essendo un'onesta e garbata persona dalla schiena diritta, e pur avendo mostrato interesse e dimostrato impegno (che anche grazie alla fattiva collaborazione di qualche assessore ha prodotto alcuni risultati meritevoli di apprezzamento) ha presentato limiti che pian piano si sono rivelati non trascurabili: a) non essere castellammarese e siciliano: per qualcuno sarà un punto a favore, ma con il tempo se ne scontano gli effetti a livello di approccio, di stile, di sensibilità, di mentalità, di conoscenze e di quel minimo di sano cameratismo. b) non possedere le caratteristiche proprie di un leader, non avere un'idea-paese, non far valere incisivamente la sua autorità ed il suo potere sui burocrati e sul personale comunale... c) essere alieno alla vita politico-partitica, poco duttile, "eccessivamente" diffidente (sino a muoversi come un "generale solo nel suo labirinto", e ad elevare i familiari a consiglieri politici), così da rendere palese la sua incompatibilità con le normali, naturali, concrete, realistiche ed inevitabili logiche ed umane dinamiche della politica (che non possono non esistere, dalla polis greca ai comuni medievali, dalle corti rinascimentali alla cancellerie dello stato moderno, dai parlamenti contemporanei ai municipi telematici). E tutto ciò (poiché il sindaco è il fulcro del piano politico-amministrativo) ha potuto rendere più complesso l'equilibrio politico.
Se poi inseriamo queste cause nel più ampio scenario di crisi educativa e culturale ed economico-sociale, che al contempo le aggrava, le alimenta e le genera, risulta spiegabile e finanche salutare la disillusione. Se ci illudevamo (forse non avendo mai fatto politica attiva) che la nuova politica prescindesse da alcune logiche e dinamiche che in sé non sono cattive o illegali, sognavamo un utopistico purismo politico che non ci sarà mai, che neppure John Kennedy poteva vantare! Realismo e costruttività impongono di passare anche attraverso questa "carnalità" della politichetta locale, cercando di realizzare il meglio ed il più, e di elevare quanto possibile il livello. Se poi i risultati non sono stati quelli che aspettavamo, rileggiamo le cause negative sopra elencate. Ma attenti! L'apatia è la loro migliore involontaria e complice concausa!
PS: non ho voluto far mancare il mio contributo, ma ragioni di prudenza politica e di equilibrio di rapporti mi spingono ad adottare la pseudonimo.
Il nibbio bianco

1 commenti:

  1. L'analisi che viene fatta in questo articolo è condivisibile in tutto e per tutto ed il motivo è semplice: non c'è nessun approccio ideologico ai fatti da parte di chi scrive; è anzi un'analisi assolutamente realistica, realistica nel senso etimologico del termine.
    Peccato che l'autore si celi dietro uno pseudonimo...
    @ Sebastiano: mi sembra che partendo dai punti salienti che questa analisi individua si possa anche individuare il modo per dare una svolta al futuro di Castellammare; conoscere le cause della situazione attuale potrebbe consentire di agire su esse.
    Ignazio Sabella

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